Ricordi di una faida che assomigliano troppo al presente

Tanti anni fa nel paese del mio liceo scoppio una faida di ‘ndrangheta. Ricordo come fosse ieri la paura che avevamo tutti a girare per le strade, e ancora di più ricordo la paura dei miei genitori che ora posso capire fino in fondo.
Ma noi avevamo una certezza, la certezza che dentro i cancelli della nostra scuola fossimo al sicuro, che quello era un terreno neutrale, perché ci sono luoghi che sono intoccabili, luoghi in cui si è in una sorta di bolla di vetro e si è certi che nulla di brutto può succedere.

Qualche tempo fa lessi una testimonianza di una madre palestinese che raccontava di mandare i suoi due figli a scuola in due autobus diversi, sperando di vederne tornare almeno uno. Era anche lì il tragitto il pericolo, non la scuola.
E poi stamattina tutto cambia.
Stamattina ti alzi e ti rendi conto che non ci sono più luoghi inviolabili, che i tuoi figli non sono al sicuro neanche nel posto più sicuro del mondo. Fino a stamattina.
Ed allora io mi chiedo quando l’indignazione rimane dentro di noi, e quando si trasforma in qualcosa di concreto? Quando la nostra piccola e misera mentalità si accorgerà che difendere il nostro piccolo orto non serve a nessuno, men che meno a noi stessi?
Penso da tanto una cosa, e mi dispiace pensarla perchè è come perdere un po’ di fiducia nel futuro. Penso che quando succedono certe cose si è vicini ad un punto di non ritorno, e non basta indignarsi per cambiare le cose. L’indignazione è una sterile idea chiusa in un barattolo di vetro se non sono i nostri atteggiamenti e i nostri pensieri a cambiare.
Oggi è morta una piccola parte del futuro dei miei e dei vostri figli, ed è molto triste.

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