Autosvezzamento

Tutti quelli che hanno figli sanno bene che, già all’apparire delle due lineette rosa si entra nel gorgo dei consigli non richiesti.
Ce ne sono di tutti i tipi, si va dagli alimenti che fanno passare le nausee, alle teorie sul perchè dei bruciori, da i metodi per far partire le doglie, ai trucchi per far arrivare il latte.
Le mamme al primo figlio sono le prede ideali dei predatori da consigli, sono sole e inesperte, e credono a tutto quello che si dice loro.
Ma ci sta una cosa che sta al primo posto, pari merito con allattamento e sonno, su cui ho sentito più pareri: lo svezzamento.

Sullo svezzamento si dice tutto e il contrario di tutto, ogni pediatra ha una tabella di marcia diversa dal collega, e se si va all’estero le cose cambiano ulteriormente.
La mia prima figlia è stata cresciuta con il classico pappone, sui fornelli c’è stato per mesi un sempiterno pentolone di brodo vegetale, ingrediente principe della sbobba che si propina ai fanciulli. Poveri questi piccoli che devono aprire con gioia la bocca, e magari essere pure contenti di dover deglutire una pappa color cane che fugge che io non mangerei mai. Ma così si fa, mica conoscevo alternative, allora.

Poi si sa che le mamme mica sanno si accontentano, ad ogni figlio partorito con dolore si aggiunge esperienza, e così è stato anche per lo svezzamento. Sfogliando una rivista ho letto un articolo sull’auto svezzamento e mi sono voluta informare, ed ho scoperto con somma gioia che esisteva un altro metodo per abituare i pargoli alle pappe dei grandi.
Arrivati a questo punto vi starete chiedendo cosa mangiano i piccoli, e la risposta è tutto.


Edo non ha mai mangiato un pappone, nè un omogenizzato. Lo allattavo, e a 6 mesi abbondanti ho iniziato a fagli assaggiare le minestre, pezzettini di carne e pesce e lui mangiava tutto; dopo pranzo prendeva il latte dal seno e dopo un po’ non l’ha chiesto più perchè si saziava.
Cucino in maniera leggera per cui tutte le cose che preparavo per la sorellina andavano bene, mi ricordo che adorava gli gnocchetti zucca e robiola, o la pastina con la crema di ricotta e spinaci.


Lo svezzamento è spesso un periodo di stress per le mamme che hanno paura che il piccolo che non mangerà abbastanza, e di solito i bambini questo stress lo percepiscono. Però se ci pensate cosa c’è di più naturale di mangiare? I bambini si sanno regolare benissimo da soli, basta aiutarli nel loro percorso senza stare lì a contare quanti cucchiai hanno mangiato. E se ci sono delle volte che mangiano di meno il latte li sazierà.
Io ho vissuto quel periodo in maniera magnifica, ed il piccolo con me. Adesso mangia tutto, è curioso e fa pochi capricci a tavola. Non so se dipenda dal metodo con cui è stato svezzato, ma lasciatemelo credere 🙂




Vi consiglio questo libro che per me è stato illuminante
Lucio Piermarini “Io mi svezzo da solo”.

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