Scelte di vita, morti e riflessioni

Vi capita mai di essere in dubbio sullo scrivere a meno di un argomento, e poi accorgervi una volta sedute che il post si scrive da sé?
A me capita quando tengo tanto dei pensieri, e poi loro decidono di uscire perché dentro di me forse stanno stretti chi lo sa. 


Una delle cose che mi sono sentita chiedere una miriade di volte è perché io abbia deciso di non lavorare, buttando anni di università chiusi in un cassetto. Spesso neanche rispondo, perché alcune persone non meritano una risposta, ma riflettendo con me stessa mi piace elaborare risposte complesse. Mi piace scavare dentro di me per scovare tutte le reali motivazioni. Ovviamente ci stanno loro, i figli. Ho scelto di averli da giovane perché mi piaceva l’idea di crescere con loro. Ma a parte questo?

Poi una mattina capita che un amico di mio marito muoia all’improvviso, un ragazzo brillante, simpatico, sposato e un grandissimo lavoratore, ed allora questa ricerca della risposta si faccia un po’ consapevole.
Passatemi la frase banale “si vive una sola volta“, ci avete mai riflettuto veramente? Avete mai pensato alla concreta possibilità di poter morire? E se dovesse succedere, una volta arrivati dove si arriva, guardando la vostra vita sareste soddisfatti?
Io credo che quello che mi abbia spinto a non lavorare, o meglio a non accettare certi lavori, sia anche questo, la paura di non riuscire a vivere.
Mio padre ha passato i suoi primi anni di vita in un paese dove non esisteva la corrente elettrica e l’acqua corrente, e mai, neppure una volta, ne ha parlato come un disagio.
Io dei suoi racconti ricordo solamente una felicità diffusa, una di quelle che non hanno bisogno della fretta, quella felicità che si alimenta con il quotidiano vissuto in serenità, fatto di piccole cose e di corse nei prati, di serate in compagnia e di corse a  piedi nudi. Ascoltando i suoi racconti mi sembra di ascoltare uno di quei cantastorie, che alla luce di un fuoco raccontavano ai più piccoli le storie che non ci sono più, e che vivono solo nella memoria.

La nostra felicità dipende veramente dalle cose che abbiamo? O siamo noi che scegliamo che sia così?
Lo so che si lavora per il mutuo, per le rate della macchina, per potere avere una pensione e via dicendo, ma saremmo capaci di scegliere per noi e la nostra famiglia una strada di decrescita ed essere felici?
Io penso che tantissime cose si possano scegliere, certo tutte le scelte comportano delle rinunce, ma forse quello che si acquista in serenità è tutto di guadagnato.

Se vi dicessero che non manca tanto alla vostra morte, e vi guardaste indietro, sareste veramente soddisfatti della vita vissuta?

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