Un passo dietro di loro

L’altro giorno ho comprato un po’ di cose per il debutto in prima elementare di nana senior.
La divisa della scuola nuova, l’astuccio, i regoli e va bene, lo ammetto, mi sono commossa, faccio parte di quelle mamme che nei momenti importanti tirano fuori il fazzoletto. 
Che poi, ad essere sincera, io ho proprio la lacrima facile, l’ho sempre avuta, e la cosa non poteva che peggiorare con la procreazione. Piango ai matrimoni degli sconosciuti, piango guardando i cartoni con mia figlia ( e lei mi prende in giro), piango se in un documentario muore una mamma giraffa, insomma c’ho un po’ il rubinetto spanato.


Ora potete immaginare se non ho pianto a comprare lo zaino, stare lì in mezzo a quadernoni, colori e diari, immaginarla crescere e andare a scuola, sentirla parlare con le amichette, e magari in quel diario scrivere il nome del compagno che le farà battere il cuore.

Stavo lì in quella corsia ed ho pensato che la scuola è un altro distacco, uno di quelli importanti poi, che le insegnerà quello che le servirà nella vita, che le farà capire l’importanza della cultura e dello studio (spero), ed io dovrò stare con lei, al suo fianco, cercando un equilibrio tra la tendenza alla protezione e la voglia di vederla indipendente.
E già mi immagino a parlare con il papà che la vedrà sempre come la sua bambina, mentre cerco di fargli capire che la libertà è il più coraggioso atto di fiducia che un genitore possa fare.


La vita di un genitore è fatta di distacchi, prima quello fisico con la nascita, poi dal seno che li ha nutriti, poi iniziano la materna e mangiano insieme ad altri bimbi sperimentando la socialità e la condivisione; insomma tutte le tappe più importanti si allontanano un pelino in più da noi, ed è giusto così.
Si pensa sempre che i figli sono nostri, si tende a proteggerli anche quando non serve, a farli faticare il meno possibile. Ma siamo sicuri che questo li preparerà veramente alla vita che li aspetta?
Quanto è difficile sapere se facciamo bene o male, e se poi neanche esistesse la scelta giusta?
Ora sono senza di lei, e guardo quella divisa, e quasi riesco a vederla, e mi piace tanto l’immagine che sogno. Mi piace quell’immagine di bimba che cresce e sceglie la sua strada, e mi piace l’immagine di noi suoi genitori che staremo sempre un passo dietro di lei, per aiutarla se ce lo chiederà, o semplicemente a guardarla vivere la sua vita.

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