Fare la mamma è un lavoro?

Sono una mamma a tempo pieno e sono felice di esserlo.

Ho scelto di farlo e non me ne sono mai pentita, ma mi dispiace come a volte non venga percepita la fatica che si fa a stare con i propri figli sempre.

Dalla mattina alla sera tutto gira intorno a loro, dal pensare al pranzo e alla cena, che personalmente è la cosa che più non sopporto, ai pomeriggi con gli amici, dalle feste di compleanno e ai rispettivi regali, ai vari sport che si frequentano dopo la scuola.

Mentre scrivo, la ciambella per domani mattina è in forno, e una scatola per la scuola del piccolo si sta asciugando dall’overdose di colla con cui l’ho investita.

E poi ci stanno gli eventuali sport da incastrare con i vari impegni, e il bagnetto serale con la conseguente asciugatura dei capelli, che neanche fosse una tortura cinese provoca prove olimpioniche di sgusciamento dalla madre perfida con il phon in mano.

E le battaglie sul vestiario prima di uscire? No dai, parliamo del fatto che ho una figlia che se dipendesse da lei andrebbe conciata in giro che Moira Orfei in confronti sarebbe sobria; che se non la fermassi si metterebbe nel capelli le cose più pacchiane esistenti al mondo.

 

“mamma io voglio la frittata”

“no io voglio l’uovo”

Le battaglie del cibo e della colazione, il mio incubo quotidiano. La mattina per far mandare giù un tristissimo mezzo bicchiere di latte mi tocca fare di tutto. E comunque ho deciso di proporre delle colazioni alternative, perché mica posso impazzire davanti ai gusti culinari della mia prole!

E la lavatrici? Quanto diavolo si sporcano due bambini piccoli? Di quante mutande/calzini/magliette hanno bisogno? E principalmente, perché la maglia che mi serve è sempre sporca? E perché i calzini sono sempre spaiati?

Rito della nanna? La domanda seguente?

Non so come la pensiate voi, ma secondo me può essere considerato un lavoro a tempo pieno.

Che quindi io faccio per volontariato.