Scoprirsi mamma

Il bello dell’essere donna è che ogni avvenimento è vissuto in maniera diversa.
La gravidanza non fa eccezione ovviamente, e sono tanti i modi per approcciarsi alla pancia quante sono le donne che ce l’hanno.

Io sono sempre stata in bilico tra due modi diversi: la prima era quella del “l’hanno fatto tutti stai tranquilla”, che era l’approccio che sentivo più mio perché fatto di poche ansie, e l’altro era quello “ogni cosa che farai si ripercuoterà sul bambino”. Diciamo soltanto che il primo ha battuto il secondo, quindi ho ascoltato radio rock e non Mozart, mangiavo la pizza ed infatti a fine gravidanza assomigliavo ad un leone marino, e con il pancione non parlavo tantissimo.

In realtà avrei voluto farlo molto di più, ma ogni volta mi sentivo un po’ stupida e smettevo subito, e in mia vece ci stava un fedele carillon che tranquillizzava l’inquilino, o forse anche no, ma mia piace pensarlo.

Magari nella pratica ero un po’ carente, ma nella teoria ero quasi imbattibile; ho letto così tanti libri che avrei potuto sostenere qualche esame universitario. Cmq alla fine la prova l’ho superata e sono diventata madre.
Si possono leggere centinaia di libri, ma nulla ti prepara alla tempesta emotiva che ti investe quando diventi madre. Anche se per ognuna in maniera diversa, la vita cambia al comparire di quelle lineette rosse, ma è soltanto quando ti danno in braccio tuo figlio per la prima volta ti rendi conto che la tua vecchia vita è finita.
La tua vita come l’hai sempre vissuta, il tuo essere donna, amica e compagna passeranno tutti in secondo piano, almeno i primi tempi.
I primi giorni, ancora con gli ormoni alle stelle, non siamo ancora consapevoli della valanga che si abbatterà sulla nostra quotidianità, poi i giorni passano e ci accorgiamo che un leggero sentimento di paura aleggia in casa. Paura di non farcela, non di essere abbastanza brave, di addormentarsi col pupo in braccio, cose tranquille direi 😉
La nostra vecchia vita non esiste più, e la cosa grave è che nessuno ci ha informato in maniera adeguata. Tutti a decantare la gioia del parto, la magia del primo sguardo, l’immensa felicità che si prova a tenerlo in braccio la prima volta, cose verissime a cui manca un pezzo, un piccolo pezzo di verità.
Io avrei voluto sapere che è difficile adattarsi ai nuovi ritmi, che gli attimi di sconforto sono frequenti, che nonostante gli aiuti che arriveranno, ci sentiremo distrutte, che i primi tempi sono difficili anche se bellissimi.
E il sonno? Perchè diavolo nessuno mi ha preparato alla perenne mancanza di sonno? Possibile che io conosca solo persone i cui figli hanno dormito subito e non si svegliavano di notte?
Pare di si.

Questo per dire, che se conoscete qualcuno con la pancia o con figli piccoli, non parlate loro solo della felicità dell’essere madre, parlate anche delle difficoltà, così quando i momenti un po’ così arriveranno, perché arriveranno, saranno preparate, e non si sentiranno delle cattivi madri.

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