Credere in un sogno e in noi stessi

Da bambini ci insegnano che tutto è possibile, che se una persona riesce in un’impresa ci puoi riuscire pure tu; ed è bello crederci perché i sogni così possono crescere, e così la nostra capacità in credere in qualcosa.

Credo che siano pochi quelli che già da bambini sapevano cosa fare, quelli che hanno capito subito la loro strada. Non so voi, ma io ho attraversato tutte le classiche fasi di ogni bambina, con un excursus lavorativo che è partito dalla classica ballerina, è passato per “voglio diventare come Licia Colò”, per poi arrivare alla missionaria. Ultimamente ho sognato anche di diventare uno di quegli essere che muoiono di caldo dentro un costume da wiggles o teletubbies, ma mi hanno detto che è una carriera difficile ed ho accantonato l’idea.

Dopo gli anni dell’università ho scelto di diventare subito mamma, e così mi sono ritrovata alla soglia dei trenta con una domanda, la domanda: “cosa faccio da grande”? È impressionante come quattro semplici parole possano mettere così in crisi, e come le possibili risposte possano condizionare la nostra vita.

Ma come si fa a decidere, quando è giusto credere in un sogno, e quando invece é meglio lasciar perdere? Non sempre si ha la fortuna di poter scegliere, ma anche quando l’abbiamo ci vuole un pizzico di follia per buttarsi in un progetto. Bisogna crederci sul serio, e lavorare sodo anche con se stessi, e non sempre è facile, o almeno non lo è stato per me.

Con questa storia che “nothing is impossible” qualcuno pensa che basta una buona idea e un po’ di passione per riuscire in qualcosa. Ed invece ci vuole un vagone treno di sacrifici, ci vogliono spalle larghe per accettare eventuali critiche, e magari se c’è qualcuno che crede in noi non è male. Lacrime e sangue diceva qualcuno, ed è proprio vero.

Tutto sto preambolo per dirvi che mi sono buttata, ho creduto nel mio sogno, ed ora ho una paura di quelle che ti prendono allo stomaco, di quelle che ogni tanto pensi “cavolo e se stessi facendo una cavolata. Ma sono anche eccitata come una bambina, e felice di aver avuto il coraggio di iniziare.

Ho pensato che è meglio provare, che ritrovarsi fra qualche anno con i rimorsi di non averci provato. E ovviamente non si può sapere prima cosa ci riserva il futuro, ma è bella l’idea che si prova a dargli una spintarella.

Io il salto l’ho fatto, e a lavoro finito ve ne parlerò in maniera non criptica, ora perdonate la mia scaramanzia 😉

E cmq, in bocca al lupo a me.