Merendine si o no? Il dibattito è aperto.

Qualche tempo fa mi è arrivato un invito, il mio primo invito da blogger mica pizza e fichi, e dopo avere esultato (si l’ho fatto), ho cercato di arrivare mentalmente preparata alla cosa.

L’argomento della davvero interessante giornata organizzata da the talking village erano le merendine. Si, quelle confezionate.

Ora io ammetto di essere prevenuta, le compro pochissimo e non ne ho un’idea granché positiva, quindi sono arrivata all’incontro con una vagonata qualche pregiudizio.
Una volta arrivata lì mi sono messa a pensare, mentre il nutrizionista e una delle responsabili del sito merendine italiane parlavano ed esponevano le loro tesi, ho pensato che sono una talebana.

Sono cresciuta senza mangiarle, io ero sempre la bambina con la merenda nella carta stagnola, con la ciambella che si sbriciolava o la fetta di pane farcita, e questa linea di pensiero mammesca l’ho adottata in toto con i miei figli.
Io faccio i dolci in casa, preparo i panini per la merenda e le compro di rado le tanto temute merendine.
E quando lo faccio non mi sento nel giusto, come se mi vergognassi di farlo.

E sapete una cosa? Ascoltando tutte le altre mamme blogger mi sono resa conto di una cosa, l’esistenza del senso di colpa da parte di noi mamme.
Comprare le merendine è uguale a sentirsi delle cattive madri.
Ed è sbagliato.
Ci sta la credenza serpeggiante che se non si è perfette madri, cuoche, donne di casa non va bene.
Niente di più sbagliato secondo me, esiste una pressione eccessiva sull’essere bravi madri, e nutrire i figli in modo adeguato rientra alla grande in questo convincimento.

Bisogna invece spostare il focus dal senso di colpa che può nascere dall’acquisto delle famigerate merendine, alla corretta informazione.
Abbiamo la fortuna di poter conoscere, di poterci informare sugli ingredienti e sulle aziende, e più chiediamo più le aziende ci risponderanno.

Non le vogliamo comprare lo stesso? Ve bene uguale, ma che sia per le ragioni giuste e non per i sensi di colpa.

Io ad esempio credevo che ci fossero coloranti che non ci sono, e i grassi idrogenati, mancano pure quelli, quindi pure io sono vittima della cattiva informazione e dei pregiudizi.
La questione secondo me è che bisogna essere dei consumatori attenti, non importa cosa compriamo e cosa decidiamo di mangiare, l’importante è la corretta informazione.
E più chiediamo la trasparenza e più saranno costretti a darcela, perché siamo noi ad avere l’ultima parola, sempre.

Ieri una delle partecipanti, Manuela di Mamme Acrobate, ha pubblicato un report più professionale del mio, e vi invito a leggerlo perché è fatto davvero bene, e riassume bene tutti i punti che sono stati trattati, le opinioni degli esperti, i dati venuti fuori dal sondaggio che si è svolto nei mesi precedenti, e le richieste venute fuori dal brainstorming conclusivo della giornata.

Il succo è: se comprate un plumcake non andrete all’inferno, e vostro figlio non vi odierà da adulto pensando di essere stato nutrito da una madre degenere.
E se non le comprate mai non vi odierà perché lo avete fatto sentire diverso.
Sentitevi libere di comprare quello che ritenete giusto, ma fatelo dopo esservi informate in maniera adeguata.

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