Storie d’amore con il letto (ne)

Ci sono delle cose che non mi appartengono più, cose che ormai sono passate sotto altri proprietari. E  pensare che fin a qualche tempo fa io ero nel gruppo di quelle che affermavano tuonanti “ognuno nel proprio letto”; ma si sa che dichiarazioni del genere vanno fatte solo dopo esserci passate.

La teoria del nostro essere mamma è tutt’altra cosa dalla nostra vita pratica, ogni idea che abbiamo deve superare la severa prova della quotidianità, e non importa quanto crediamo di essere brave, i nostri figli decidono spesso che le nostre idee non sono le nostre, e lavorano remando contro.

Tra l’altro non sono una di quelle che ama i propri spazi in maniera paranoica, ma pensavo che ci fossero alcune zone che solo mie, tipo la doccia (primo errore) e il letto.

Il letto, che bella parola! Ha un suo lato romantico, il nostro talamo, quello in cui possiamo crogiolarci e coccolarci, il luogo dove ci riappropriammo del rapporto con un compagno che non vediamo prima dell’ora di andare a letto.

Ci mettiamo il pigiama, ci laviamo i denti, e ci avviamo verso il nostro spazio, quello in cui rimanere abbracciati. Ed invece si scatena l’inferno.

Pipì selvaggie, piedi scoperti, teddy che scompaiono, salvo poi essere ritrovati giusto 1 secondo dopo che ci siamo alzate. E incursioni notturne, sempre presenti.

In casa nostra ci sono continue incursioni, in realtà ci stanno vere e proprie transumanze, ed io ero una di quelle che affermava convinta che i figli hanno bisogno di regole, che non bisogna cedere a certe richieste. Poi invece si cresce, si diventa madri, ed insieme ai nostri figli impariamo che non esistono regole ferree, che il giusto è relativo, e che quello che fa bene ad un bimbo, per un altro non funziona.

E così io, paladina delle regole del lettone, mi sono ritrovata a dividerlo con un maschietto appena nato. E l’ho fatto per tutto il suo primo anno; e sapete una cosa? Mi piaceva.

Mi piaceva sentire il suo respiro, mi piaceva la sua manina che mi cercava, e la sua tranquillità, data anche dall’averimi vicino.

Ora che ha tre anni, dopo parecchie ore di sonno viene a farvi una visitina, ed io che adesso preferirei sentire solo il respiro di mio marito, lo accolgo. Magari dormirò male è vero, ma dicono che passera, ed al massimo passerà il giorno dopo 😉

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