Congratulations Mr. president

Four years more” resterà un tweet storico, il tweet del presidente vincente, uno di quelli di cui si parlerà quando si citeranno i social network e il loro ruolo attivo negli eventi politici.

Avrei voluto avere la forza di stare la notte sul divano, con il plaid sulle spalle e le dita incrociate, sperando di vedere colorati di blu gli stati americani, però sono miseramente crollata, con la speranza di svegliarmi stamattina ed avere belle notizie. E così è stato.

Stamattina ero incollata alle 6 di mattina al televisore, ed ho visto scene bellissime, scene che forse viste in Italia sarebbero smielate e finte. Ho visto persone piangere per la sconfitte, ed altre ballare per la vittoria, con una gioia negli occhi propria di un popolo che fa dell’appartenenza la sua essenza.

Non sono una di quelle fan sfegatate che non vedono quello che non va in quell’insieme sterminato di stati, non mi piacciono certe chiusure mentali degli stati del sud, non mi piacciono gli straconservatori che stavano per eleggere un mormone con i paraocchi, non mi piacciono i limiti del sistema sanitario. Ma amo la libertà, e la possibilità del cambiamento che Obama incarna.
Credo che i cambiamenti per essere veloci possono solo scaturire da rivoluzioni con falci e forconi; le rivoluzioni democratiche hanno bisogno di tempo, per convincere, per scalfire il muro di lobby che difende grossi interessi, per radicarsi bene nel sistema.
Sono un’ottimista, sono una che vede il positivo, anche se lontano, e se ne innamora; sono una che crede nella forza dirompente delle idee, che vede la possibilità di prendere come un esempio una persona virtuosa, anche se dovesse essere un abitante della Papuasia.

Questo paese è molto ricco, ma non sono le nostre ricchezze che ci fanno grandi. La nostra cultura, le nostre università, il fatto che siamo il paese più diverso, la comunità più intrecciata del mondo. Cresciamo in un paese in cui il senso dell’amore, della solidarietà sono valori importanti: è questo che fa l’America grande.”
Noi tagliamo nella cultura e nella ricerca, Obama invece nomina l’istruzione come un caposaldo vincente di tutta la società.

“Credo che potremo raggiungere questo futuro insieme, dice Obama: siamo più grandi della somma delle nostre individualità. Siamo e saremo per sempre gli Stati Uniti d’America”.

Ecco cosa mi manca in Italia, questo senso di appartenenza, questo senso del bene comune, che fa scegliere la migliore soluzione possibile, non quella migliore per il conto in banca del politico di turno.
Ma la speranza è l’ultima a morire. Così dicono.

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