Il senso della misura e del giusto

Ieri c’è stata la riunione delle rappresentanti di classe a scuola di mia figlia. Non vi avevo detto che mi sono auto candidata? Aggiungetevi pure voi alla lista lunghissima di chi me lo ha fatto notare, c’è posto per tutti.

Comunque il fatto è un altro. Siamo state un’ora a mezza a parlare, e sapete la cosa che più mi ha colpito? (A parte le madri avvelenate che sembravano in parlamento a discutere della legge di bilancio, e non della commissione mensa). Mi ha colpito il senso della misura di queste suore che mandano avanti una scuola grandissima, e alle quale non saprei trovare una critica. Tutto viene fatto dopo essere stato pianificato per bene, senza nemmeno uno spreco, ma si capisce sempre fatto con gioia.

Ho pensato che forse quello che noi non abbiamo imparato, o probabilmente disimparato, è il senso del giusto, il sapersi dare un limite, il saper giudicare quali sono veramente le cose importanti. Abbiamo tutto, ma non la smettiamo mai di desiderare, e cosa ancora peggiore leghiamo all’avere la nostra felicità. Si inizia da piccoli volendo il giocattolo uguale all’amichetto, si continua da adolescenti con il senso del gruppo e con il volere lo stesso zaino, e si arriva da adulti con una lista senza fine di cose che ci farebbero felici. Ma di cosa abbiamo veramente bisogno? Se vi guardate in giro, tantissime cose non sono indispensabili, sono belle sicuramente, ma non tutte necessarie alla vostra vita; comprarsi degli oggetti belli ogni tanto è appagante lo ammetto, quello sbagliato è legare ad essi la nostra felicità.

Tantissime scelte lavorative sono legate al bisogno di uno stipendio in più, ma in certe famiglie oberate di lavoro non si respira lo stesso la serenità. È vero che ognuno trova la sua formula di felicità, ma non sempre l’avere è legato a questa, semmai è vero che chi non arriva a fine mese è molto stressato e poco sereno.

Quello che volevo dire, e che non sono sicura si sia capito, è che secondo me, tanta insoddisfazione è legata ad un motivo non reale, se tutti riescono ad andare in settimana bianca ed io no, non è un buon motivo per lamentarsi, lo è non avere soldi per pagare l’affitto; se non posso avere il cappotto di cammello del Sahara, l’importante è non andare in giro scoperti.

Il senso del limite e del giusto si è perso per strada, e forse riappropriarcene non farebbe male, forse ri-impararlo ci aiuterebbe a vivere meglio ed ad apprezzare meglio le cose abbiamo.