Il mio ABC del Natale

Anni fa in una libreria storica di Roma comprai un abbecedario, di quelli che si usavano durante il fascismo, con le immagini di questi ragazzini tipiche dell’epoche, e con parole che non usiamo praticamente più come kepì.
Quando Micaela mi ha inviato a scrivere questo post, mi è piaciuta subito l’idea, perché adoro fare elenchi.

Non sapevo se farlo fotografico o meno, ma essendo in deficit di tempo, accontentatevi delle parole 😉

A come ansia. Devo cucinare la cena della vigilia ed ho i suoceri a cena, e devo dare del mio meglio quindi passerò questi giorni a fare spesa, ma senza esagerare, e magari una o due cosette le provo prima che è meglio.
B come bilancia. Ho pensato di nasconderla; occhio non vede, cuore non duole. Certo potrei mangiare di meno è vero, ma è più facile così 😉
C come canzoni. Ho un cd comprato il primo anno dell’università con canzoni natalizie celtiche, stupendo! Senza quelle musiche non è natale, e lo metto ogni anno e tutto mi sembra magico, specialemnte la sera quando fuori è buio e casa è illuminata solo dalle luci dell’albero.
D come dormire. Dite che i miei figli dormiranno almeno fino alle 8? Secondo me no, ma la speranza è l’ultima a morire.
E come elefante. L’animale a cui assomiglierò se non mi calmo con gli “assaggini”
F come fantasia. Quest’anno casa ed albero sono addobbati con molte cose fatte dalle mie sante manine, ed non potrei essere più felice 🙂
G come giochi da tavolo. Passerei ogni giorno a giocare a tombola, mercante in fiera, burraco però purtroppo sono circondata da gente che non apprezza certe cose. Chi mi adotta per le vacanze?
H come Hey. Non sapevo cosa scrivere e vi ho messo “ciao” in svedese.
I come impedita. Odio guidare a Roma durante il periodo natalizio, hanno tutti fretta ed io odio la fretta, e specialemnte chi guida male perchè chissà dove deve andare.
L come luminarie. Le adoro, specialmente nei borghi antichi, o magari al centro di Roma dove addobbano le vie storiche in modo. Natale è uguale a Luci, non si scappa.
M come mamma. Quest’anno dopo natale partiamo ed andiamo qualche giorno dai miei genitori, e sono felice perché sono anni che non lo faccio e mi manca essere anche una figlia.
N come nostalgia. Mi manca sempre, ma a natale senzo più la mancanza di mia nonna
O come orgoglio. Seppur io non sia una amante delle recite natalizie, mi scappa sempre una lacrima quando vedo quella dei miei figli. Si, sono quella che tira su con il naso quando i propri figli cantano bianco Natale.
P come pandemonio. Quello che regna a casa con i bimbi scatenati.
Q come quadro. No, non sono una pittrice, ma devo imparare ad avere chiaro il quadro della situazione, perché altrimenti arriverò la sera del 24 sclerata. Vi dico solo che ho appena scaricato un’app che si qualifica come mom’s assistant. A noi due.
R come ragnatele. Quelle che hanno le mie bellissime tovaglie che vedono la luce solo durante occasioni di festa.
S come sopravvivenza. Si, sono una madre degenere.
T come tacchi. Dite che ce la farò ad indossare almeno una volta i miei stupendissimi stivali neri che di solito non metto? E magari prima che passeranno di moda?
U come Upupa. Ma che animale è l’upupa? Vi state chiedendo cosa c’azzecca con l’abc? Esatto, niente.
V come veglione. Sono una pantofolaia senza speranza. E poi la scusa dei figli funziona sempre.
Z come zio. Mio fratello è uno splendido zio ed io non vedo l’ora che arrivi per abbracciarlo di nuovo dopo mesi di lontananza.

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