In viaggio tra vecchi ricordi e nuove tradizioni

Dicembre è il periodo adatto per parlare di tradizione, perché tanti dei miei più bei ricordi si collocano in questo periodo.
Ricordo la tavolata della vigilia con parenti e amici, le giornate senza fine passate a cantare davanti ad un camino a casa di mio nonno, ad arrostire pomodori che venivano mangiati con il pane, e ad ascoltare sempre le stesse storie.
Quella casa ora è vuota da tanto tempo, ma i ricordi sono preziosi perché non sono legati alla presenza fisica delle persone, ma al nostra cuore e alla nostra memoria.

Mi mancano certi anni, mi manca certa spensieratezza, certi profumi, la legna del camino, le bucce di mandarino nel braciere di mia nonna, l’odore del mare nelle sere di dicembre in giro per il paese a cantare la novena; i suoni del Natale, il vociare di tutti i cugini, la chitarra in quel salone piccolo, i cori natalizi provati nella sede scout e cantati alla messa di mezzanotte.
Io vivo di ricordi, me ne nutro e se ci penso rido e piango, rido perché sono tutti ricordi felici, e piango perché mi mancano certe emozioni che non ci sono più.

Le tradizioni cambiano però, e per quanto io ne sia un’amante, alcune mi vanno un po’ strette. Immagino che crescendo sia normale, si inizia a vedere il mondo con altri occhi, certi ricordi fanno parte della memoria, aiutano a formarsi un’idea di quello che vogliamo diventare, ma anche di quello che non vogliamo più.
Ed io non voglio avere una famiglia da mulino bianco, non nel modo più classico. La vita è bella perché piena di diversità, ed io voglio insegnare ai miei figli che la diversità è ricchezza, che restare fermi immobili ad un’idea di società ferma  30 anni fa non è bello e non è arricchente.
Voglio creare nostre tradizioni e nuove memorie, nuove storie piene di colori e di razze, un’idea della vita e della famiglia in cui sia l’amore l’unica cosa importante, dove non ha importanza che lingua parli, se sei dello stesso sesso o se il colore della pelle è diverso dal mio.
I pittori creano capolavori mischiando i colori della tavolozza, non è forse la vita la nostra migliore opera d’arte? Ed allora forse lasciare andare vecchie tradizioni e crearne di nuove è la cosa più bella da fare non trovate?

Questo post partecipa al Blogstorming di Genitori Crescono

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