Vivo di dipendenze

Voi sapete quanto io abbia amato xfactor, quanto mi piaceva twittare in diretta, scoprire le nuove canzoni e via dicendo, per cui quando è finito giovedì scorso mi è dispiaciuto un sacco, ed infatti mentre scrivo sto guardando lo speciale che stanno trasmettendo 😉

Però, ci sta sempre un però giusto? È iniziato master chef. No dico vi pare che io potevo lasciare il giovedì sera divanizzato libero? L’ho guardato, e ammetto che l’ho aspettato con ansia non avendo seguito che pochi momenti della scorsa edizione, ed ora che ho visto la prima puntata mi sento di chiedere: perché?

Inizio con il dire che mi piace il fatto che gente che cucina per diletto possa mettersi in gioco e dimostrare un possibile talento, non mi piace però quella cattiveria esagerata dei giudici, e fatta, secondo me, molto a favore di telecamera. Per quanto possa essere vero che certi piatti non sembravano buoni manco da dare la gatto, quell’esasperazione della critica e del superomismo sicuri che piaccia?

A me non molto, intanto perché mi puzza di costruita, e poi perché risulta utile a nulla ma solo fine a se stessa, ma si sa che in televisione le parole forti attirano audience e quindi perché non usare? Forse perché non servono?

Ci sta questa cattiva idea ormai libera di riprodursi, che se ci sta un contorno di maleducazione, di snobismo, e di cattiveria, i programmi funzionano meglio, ed io lo trovo davvero aberrante. Intanto perché se un format funziona i trucchetti non servono, e poi perché questa idea che non basta soltanto una buona idea e serva infarcirla, ha stufato.

Ha stufato che gli autori debbano usare questi mezzucci invece che tirar fuori delle buone idee, ha stufato questa ricerca della sorpresa a tutti i costi come unico ingrediente vincente di un programma. Master chef è un format bellissimo, perché caricarlo di tutta questi esagerati corollari? Perché non limitarsi a farlo andare naturalmente avanti?

Io lo guarderò, lo seguirò con piacere, ma mi disturberà quella sovrastruttura esagerata costruita attorno ai giudici, quel volere sempre strafare per attirare spettatori, e quel voler essere troppo, troppo tutto.