Un’anima di paese

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Quando 13 anni anni fa mi sono trasferita a Roma ho sentito una differenza abissale tra me e il mio modo di vivere, e chi invece era nato e cresciuto in una grande città. Ed ho combattuto questa sensazione perché mi sembrava sminuente essere una “di paese”, mi sembrava riduttivo la mia visione legata al mondo conosciuto fino ad allora. All’età di 19 anni sono stata catapultata in mezzo a della gente che aveva fatto mille esperienze più di me, che era abituata ad andare al cinema, che partiva sempre per la settimana bianca, che arrivava all’università con la propria macchina e che la sera quando usciva andava a campo de fiori, mica pizzi e fichi. Io invece dalla mia non avevo queste cose e quasi me ne vergognavo. Quasi perché poi, alla fine, mi rendevo conto che non avevano nessuna importanza nella valutazione di una persona, che alla fine quando conosci qualcuno conosci la sua anima e la sua visione della vita, non i posti dove è andata a sciare.

Io in montagna ci sono andata da sposata, e le mie vacanze al mare duravano 3 mesi perché sono di un paesino in cui al mare si arriva a piedi e si vede dal terrazzo, e quando uscivo lo facevo nella piazzetta della chiesa con i miei amici di sempre che poi mi riaccompagnavano in motorino a casa dopo aver fatto insieme mille giri di corso. Pure le gite scolastiche sono state diverse rispetto a chi come me ha fatto il liceo classico, ma nella capitale. Mio marito é andato all’estero ed io invece a Siracusa. E sono state gite stupende di cui conservo decine di foto a ricordo.

Non è stato immediato per me sentirmi uguale, lo sapevo razionalmente ma a volte parlando con i miei nuovi amici di città mi difendevo tacendo. Ci ho messo un po’ a capire che tutto nella vita diventa una ricchezza, che non importa i luoghi che hai visitato se la tua anima è comunque aperta e curiosa di conoscere cose nuove, che viaggiare è arricchente e bellissimo, ma anche se non lo si fa si vive bene uguale, che si fa sempre in tempo ad imparare ad amare nuova musica anche se si arriva adulti senza mai aver sentito certi cantanti.

La vita ti forma e ti plasma anche secondo le esperienze che fai, ma siamo noi a decidere cosa vogliamo essere. Ligabue disegnava quadri raffiguranti un mondo che non aveva mai visto, e la nostra anima è così, tende a creare il nostro mondo e le nostre cose belle, quelle che noi troviamo belle e che ci rendono felici.

Questo post lo scrivo seduta su un divano comprato da mio nonno qualche decina di anni fa, in una casa in cui si respirano ricordi, ed alcuni mobili sono coperti da teli di cotone, mentre il sole della primavera calabrese ha già riscaldato l’aria. E se apro le finestre sento il classico odore di salsedine dei paesi marini e i rumori lenti del paese che vive lentamente.

Ora dopo 13 anni di vita cittadina mi rendo conto che io sono così e non voglio cambiare. A me la mia anima paesana piace e non la voglio cambiare, mi piace salvarla perché mi rispecchia e mi arricchisce. Il mio essere positiva, il mio saper vedere il bicchiere mezzo pieno mi deriva dall’essere cresciuta qui, in un paese senza niente ma con tutto, un paese ricco di anime diverse, pieno di bei posti che mi rendono felici solo guardandoli.