Topo di città

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Siamo tornati dopo una settimana immersi nella vita di paese, una settimana di calma, colazioni al bar, pranzi in famiglia e niente sveglie.
La vita di paese è tutt’altra cosa rispetto alla vita che facciamo di solito, ve la ricordate la storia del topo di città e il topo di campagna? Due vite completamente diverse che non collimano per nulla, ed io mi sono sentita combattuta tra queste due anime, pensando al positivo e al negativo di entrambi i modi di vivere. Non credevo che sarei rimasta a vivere qui, all’inizio neanche ci volevo venire all’università, poi si sa che la vita prende strade che spesso non immaginavamo ed adesso abito qui, con gioie e dolori. Gioie perché Roma è Roma, bellissima e piena di storia, con mille possibilità e una lista di cose da fare senza fine, una lista così lunga che spesso rimane intatta perché oltre che una città bellissima è anche una città non tanto a misura d’uomo, o meglio non a misura di quello che io pensa debba essere il ritmo di vita.
Io non sono nata per correre ed in questo la capitale mi sta stretta, io sono naturalmente adatta ad una vita più lenta, e mi chiedo quanto si può trovare un punto d’incontro. Quanto siamo noi che decidiamo e quanto decide la città per noi?
Forse è un post malinconico, di quelli post ritorno, non lo so, ma mi manca il mio mare, il mio sole, quella calma che caratterizza tutto, la piazzetta, le facce conosciute e il salutare tutti. Mi manca non avere i miei genitori vicini, l’odore della salsedine e i ricordi lontani.

Mi manca.