Donna e calabrese con libertà di scelta

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Il paese dove sono cresciuta io detiene un triste record, negli anni dei sequestri fu quello in cui si verificò il maggior numero di casi, non ricordo nemmeno quanti, e questo perché è vicino a dei paesini piccoli e sperduti in cui si concentra il fior fiore della ndrangheta.

Ma quando io parlo della mia adorata terra so benissimo che certi fenomeni esistono ma non devono essere predominanti nel giudizio, io so bene che esiste una Calabria che non va, sacche di sottocultura, come so però che non sono la normalità. Esiste questa brutta tendenza a prendere fenomeni minori e farne fenomeni di massa, una spaventosa voglia di raccontare la storia peggiore legata alla propria terra.

Sono due giorni che medito di scrivere qualcosa, e in realtà non so nemmeno cosa ne uscirà, probabilmente solo uno sfogo senza un filo comune, ma so che sarà un mio punto di vista, di una che per 19 anni è stata felice di crescere nel suo paese, e che poi ha deciso di studiare fuori e fuori è rimasta per amore. In questi giorni ho letto cose che mi hanno fatto arrabbiare, una lettera sulla 27ora e una sottospecie di articolo su un blog del fatto quotidiano, e non so se nemmeno dire se ho provato più rabbia, delusione o un altro misto sentimento che non riesco bene a decifrare, ma di sicuro tanta indignazione per una voglia di cavalcare l’onda, o magari solo di avere 5 minuti di celebrità scegliendo di vomitare falsità, di alimentare luoghi comuni, e dipingere con dovizia di particolari una situazione inesistente.

Non saprei scegliere quale delle due lettere è peggiore, ammetto che è una bella lotta, ma entrambe sono farcite di luoghi comuni e atmosfere sociali risalenti credo ai primi decenni del secolo scorso, non certo nel 2013. Si descrive una condizione della donna che non esiste, sembra che nascere donna in Calabria sia una sfortuna, una maledizione che investe le famiglie a cui capita. Ora l’unica cosa che posso dire è che mi dispiace che le persone che scrivono debbano aver vissuto un’atmosfera culturalmente triviale, ma ciò non è dovuto al loro essere calabresi ovviamente, perché la stessa sfortuna avrebbe potuto colpirli nel ricco nord est o in un paesino sardo o umbro.

Sembrerà strano ma io ho scelto da sola tutto, dal liceo all’università, addirittura mi è stato concesso di scegliere il marito da sola, (che genitori evoluti eh!) e la cosa strana è che se vado indietro nella memoria non conosco nessun caso, nessuno, di ragazze costrette a scelte non loro, o cresciute in atmosfera da clava primitiva. Le tragedie delle Calabria sono tante, ma nel calderone non ci infilerei anche la condizione della donna, ma l’aver dato i natali a gente per me indegna di dirsi calabrese si.

Tragedie come quelle successe a Fabiana non dipendono dal luogo di nascita, ha poco importanza dove si viene uccisi quando si è vittime, e vittime si può essere ovunque purtroppo.