Essere rifugiati

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Li vediamo per strada, quasi sempre in compagnia tra di loro, spesso a vendere qualcosa, magari i loro figli sono compagni di scuola dei nostri. La maggior parte di noi non se ne cura, qualche essere dotato di poca tolleranza e civiltà è infastidito, ma quasi nessuno si chiede qual è la loro storia. Quale storia si cela dietro le tante facce che incrociamo il giorno, perché vivono qui, cosa hanno lasciato e come si sento trattati in terra straniera.

Io non ne conosco nessuno, non ho mai avuto la fortuna di conoscere qualcuno, ma credo che sarebbe arricchente, perché come tutte le cose della vita anche le conoscenze che portano in un mondo altro dal nostro ci regalano qualcosa. In questo caso mi regalerebbe la capacità di guardare oltre al mio pianerottolo, quella piccola scintilla pronta ad accendersi se dovessi vedere la situazione sociale andare in una certa direzione, la consapevolezza di essere una persona baciata dalla fortuna con dei piccoli problemi da affrontare, e tutti risolvibili.

Io me ne sto qua al pc e non posso immaginare cosa voglia dire essere un rifugiato.

Io non posso saperlo perché io una casa ce l’ho, ho una macchina, ho uno stato non in guerra e dei figli che conoscono solo la pace. Io ho la fortuna di essere nata in una città senza conflitti, ma la mia è solo fortuna null’altro. Nessuno decide dove dobbiamo nascere, quanta morte dobbiamo vedere e quante lacrime versare, ma possiamo tutti decidere di scappare,  di andare in una terra dove la vita è diversa.

Ma chi scappa non sale su un aereo, non affitta la propria casa, chi scappa lascia tutto, spesso una casa che non c’è più e qualche morto nel cuore, parte con dei bagagli in cui sono stipate le poche cose che ricordano il passato, scappare per vivere è una realtà, una delle più drammatiche.

Ed allora bisogna parlarne, bisogna dirlo che non sempre è una scelta scappare dalla propria terra, che esistono delle tragiche realtà come in Siria e in Congo, che restare vuol dire poter morire in ogni momento, che ci sono bambini innocenti che non hanno nessuno che li possa proteggere, e che mentre noi stiamo al sicuro nelle nostre vite c’è chi una vita la vorrebbe ma non la ha più.

Domani sera a Roma ci sarà l’inaugurazione di una mostra fotografica, una mostra digitale proiettata sulla facciata della chiesa del Gesù, una mostra fotografica che celebra la resilienza dei rifugiati e l’ospitalità dei Paesi che li accolgono. Le fotografie proverranno da varie collezioni di una organizzazione non-profit con sede a Chicago, Art Works Projects for Human Rights (AWP): http://www.artworksprojects.orge di una ONG internazionale, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS):http://www.jrs.net/ 

La pagine facebook dell’evento è questa, io ci sarò e spero di vedere tanta gente e tanti occhi pieni di voglia di ricordare e raccontare.