Traffic mum

Source: flickr

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Quando nasce tuo figlio non lo sai, magari te lo hanno detto ma non ne avrai la consapevolezza fin quando non passerei ore a settimana seduta in macchina: superata una certa età si diventa tassiste.

Oltre a cucinare, cucire, rammendare, giocare, fare i compiti insieme, organizzare feste di compleanno, preparare torte, ricordarsi cosa piace ad uno e cosa non piace all’altro, portarli al parco, lavare, stirare, comprare i regali per le gli amichetti si aggiunge essere autista, che per me che semi detesto guidare è un incubo. Perché se mi dicessero di fare un viaggio on the road passerei comodamente sopra questa mia avversione, ma parcheggiare in un posto senza parcheggi e con quelli disponibili difficili per me rende la cosa rognosa al punto giusto.

Lo sport, ecco quello che sposta tutto l’equilibrio, l’inizio degli sport. Lo sport è disciplina, impegno, educazione, rispetto dell’altro ma è anche una rottura per chi ce li porta i figli, per chi si scapicolla tra uscite da scuola, traffico e parcheggi da conquistare con il coltello tra i denti, tra caldo delle piscine, genitori maniaci della competizione e classiche chiacchiere da palestra, quando tu pensi di poter stare un’ora a leggere ed invece si avvicinano con astuzia ed iniziano a parlare e tu sai che è finita, sei entrata nel gorgo e difficilmente ne uscirai senza il bollino di snob e antipatica.

Allora mi rassegno, non solo passerò i prossimi anni in macchina, imprecando in turco antico contro gli incapaci al volante, contro le smart nascoste che mi illudono, contro continui rischi di strisciate di fiancate, mi dovrò sottoporre alla tortura del salotto in piscina, ai discorsi sulle critiche all’insegnate di turno, alla piaga dei pidocchi, ai sintomi della prossima ondata influenzale e alle temutissime cene del venerdì sera. Dovrò sperare di conoscere qualche mamma simpatica, o meglio ancora un’amante del silenzio con cui parlare il minimo sindacale, mentre mi gusto minuti in pace e calma, senza urli e chiamate per ogni minima cosa.

Anche se un’altra speranza c’è,  quella di stare sulle scatole a qualche matrona, che porta i figli a nuoto da prima che gli cascasse il moncone del cordone, e che sa a memoria il codice fiscale delle istruttrici dei figli.

Incrociamo le dita.