Una giornata al Sana

sana 2013

Mi piacciono le foto ma non ho una macchina fotografica degna di questo nome, quindi vi dovrete accontentare delle parole, che io ci provo a trasmettere le emozioni ma certo non ci riesco al meglio.

Sabato sono stata al Sana di Bologna, la fiera del biologico che organizzano ormai da 25 anni, e per me è sempre bellissimo girare per i padiglioni, respirare quell’aria, sfogliare libri e salutare chi conosco. L’anno scorso ero in compagnia di due persone speciali, quest’anno sono andata sola perché invitata dalla Ecor.

Hape

il cibo che sorride

È stata una giornata lunga e impegnativa, iniziata con un imprevisto, proseguita con una bellissima conferenza tenuta dal Giannattasio, il direttore scientifico di Valore Alimentare e proseguita con un lungo giro in solitaria tra cuscini in noccioli di ciliegio, il vegan fest, tanti stand di libri, l’assaggio del succo fatto con il masticatore che è una specie di centrifuga nella sua versione evoluta, cosmetici naturali, giochi di legno stupendi della Hape, scarpe ecologiche, odori di incensi e venditori di cristalli. Ma la cosa che mi è piaciuta è stata l’incontro con i  produttori della Ecor, cioè tutta la frutta e verdura che si trova sugli scaffali del Natura si e dei negozi Più bio.

Parlo per me ovviamente, ma quando entro in un negozio vedo solo il reparto frutta e verdura, senza stare a riflettere su chi quelle carote e quei cetrioli li ha piantati, curati, fatti crescere, protetti e messi in una cassetta e fatti arrivare sugli scaffali. Ed ho sempre sbagliato. Quando sabato ho parlato con i produttori, con le mani invecchiate dalla terra, con i segni della fatica sul volto, ho capito che esiste davvero una differenza, che non tutto è uguale, che se è vero che nel cibo passano le emozioni anche un cespo di lattuga può dire tanto; tanti coltivano la terra, non tutti la amano.

filogea

C’era Daniele Colussi il proprietario della Filogea che ha abbandonato l’azienda tradizionale di famiglia in Veneto ed è arrivato a Viterbo con la famiglia per curare la sua piccola azienda bio dinamica che vende verdure in busta, e quando parlava dello spinacino parlava della sua energia al mattino, ed io la roba in busta non al compro quasi mai, ma la prossima volta che entrerò nel mio negozio bio e vedrò quella busta saprò che arrivata perché qualcuno ci ha messo dell’amore per farla crescere, e se la comprerò lo farò con molto piacere.

Moina

C’era il proprietario dell’azienda Miola, con il fisico asciutto e le mani ruvide di chi fatica, che ha convertito la sua azienda tradizionale in biodinamica 15 anni fa, che ci ha insegnato parole mai sentite, che ci ha parlato del compost, che ci svelato il trucco di mettere un cavolo cinese in mezzo ai cavolfiori per attirare gli insetti, che ci ha detto che basta avere pazienza e un po’ di fortuna, e che parlava di lanciare insetti come gli altri parlare di passare i pesticidi. Che mi ha insegnato tanto anche se in così poco tempo.

C’era l’azienda Di Vaira, che merita quasi un post a parte, che vorrei tanto visitare, grande 540 ettari, cioè sterminata, che produce quasi tutto ed ha un caseificio dove i formaggi vengono fatti ad uno ad uno con le mani e senza macchinari, con 300 mucche e altrettante capre, con un vigneto e terreni agricoli, con una passione immensa alle spalle, e con la Ecor che l’ha acquistata e sta cercando di rimetterla in pari, che sta cercando di dimostrare come anche sui grandi numeri è possibile lavorare in modo diverso.

morini

C’erano molti altri, con tante storie da raccontare e da ascoltare, ma non si possono raccontare tutti, quello che vi posso dire è che sono tornata più ricca, e questo vale più di mille parole.

Alla fine di questo post fiume con una richiesta, fate una lista di beni di prima necessità, pasta, riso, legumi, latte e poi entrate in un biologico e comprate poche di queste cose facendo il conto della differenza con il vostro supermercato. Poi tornate a casa e mangiate, e decidete se il latte tedesco berchtesgadened land ( un nome impronunciabile) che costa come quello della centrale ha lo stesso sapore e poi mi dite 😉

Ora a conclusione di questo voi penserete che io sia pazza a pensare che una famiglia possa permettersi la spesa settimanale al biologico, ed infatti non lo penso. Penso però che un modo diverso di mangiare non solo sia possibile ma anche doveroso, verso di noi e verso il pianeta, che diminuire il consumo di carne sia obbligatorio, che un ritorno ai vecchi sapori ancora di più. Mangiare è bello, è una gioia per il corpo e per l’anima, ma serve capire che gli ultimi 50 anni hanno stravolto le nostre abitudini ed anche il nostro modo di sederci a tavola, e che tornare alle origini non sempre è una diminutio.