Fenomenologia del fuori sede.

Quando te ne vai non sai se tornerai, sai solo che stai iniziando una fase nuova della vita. Prepari le valigie, metti qualche foto, porti roba pesante, che si sa, al nord fa molto più freddo, e un carico pesante di sogni che speri di realizzare.

Iniziare a vivere in una città non è facilissimo all'inizio, le abitudine sono dure a morire, e come ogni essere che si rispetti, cerchi di adattarti il più velocemente possibile. Ricordo che all'inizio portai anche gli zoccoli di legno, quelli che si usano per andare al mare, e che si portano fin quando la gomma non si consuma e il legno struscia sul marciapiede del lungomare. Ma a Roma non si possono mica indossare queste cose, bisogna essere cittadini.

Cittadini però non lo si è mai veramente, ti rimane sempre una parte presente e attiva, la parte del fuori sede. Possono passare anni, ma ci sono delle cose immutate.

Non importa quanti mari del mondo vedrai, il tuo mare rimane il migliore.

Se puoi tornare a casa tua, nessuna scusa o impedimento ti fermerà.

Appena superi il cartello con la scritta del tuo paese, l'accento riappare con tutta la sua violenza.

Puoi mangiare nei migliori ristoranti, ma mai come cucinano in quel posticino che conosci da sempre.

Non ha importanza se in Italia in molte regioni si produce ottimo olio, nulla è così buono come quello di tuo zio.

La felicità sono i pacchi che ti arrivano a casa, pieni della tua terra e dell'amore di chi li manda.

I profumi e i colori sono diversi, sono più tuoi.

La gente che ti conosce da una vita e che ti fa sempre sentire parte di qualcosa.

Il vento che in certi giorni porta il rumore del mare e di treni lontani.

Le strade costiere con splendide albe.

Non importa quanto si possa amare la nuova casa, la nuova città e la nuova gente, c'è sempre un filo invisibile che tiene legati, che ti regala un bellissimo senso di appartenenza, perché lo sai, che qualsiasi cosa succeda, il tuo paese è lì che ti aspetta.

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. (Pavese)