Democrazia e qualunquismo

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Ho passato gli ultimi giorni incollata alla tv per seguire l’elezione del capo dello stato. Io adoro questi momenti della vita civile, non sono ancora nella fase in cui sto lì a lamentarmi che tanto sono tutti uguali, per me non è così e credo che mai lo sarà. Ho deciso tanto tempo fa di non parlare sui social di religione e politica e di altre cose di cui leggo discussioni varie ogni tanto, perché quando capita perdo la mia usuale diplomazia, mi innervosiscono i qualunquismi ed i sentito dire, e tra l’altro credo che sia inutile stare a parlare con chi non ascolta. Ed anche perché, ammettiamolo, non ne ho abbastanza conoscenza.

Ho deciso che mi sono stufata, di un sacco di cose.

Non sopporto più l’ignoranza, l’idea che sia normale dire cattiverie, la maleducazione e l’arroganza. Non capisco perché non si usi più tenere per sé pensieri che non si dovrebbe avere il coraggio di pensare, figuriamoci dire! Quando è passata l’idea che si può discutere di tutto? Se una cosa la si ignora perché parlarne? Io non disserto delle tecniche di operazioni del menisco, o dell’applicabilità di una legge in un caso specifico, e non lo faccio perché non ne ho le competenze. Ammettere di non sapere non è una cosa brutta, non vi qualifica come mediocri, ma parlare di cose su cui dovreste tacere vi pone nel girone degli stolti.

Al mondo esiste anche una bellissima possibilità: il silenzio.

Si può anche tacere, ci si può limitare a leggere, a commentare senza presunzione di sapere tutto, a parlare di quello che si conosce.

Siete giornalisti politici? Dottori? Scienziati? Allora accetto una vostra opinione ed ascolto con interesse. Se la vostra conoscenza dipende da un trafiletto letto sul giornale della metro tacete, il mondo vi ringrazierà.

Ci dovrebbe essere una tassa, dopo un tot di cazzate dette si paga la multa. Sarebbe un mondo più bello, più silenzioso e meno urticante.