Le lezioni della pioggia

L’ultima volta che sono stata a trovare mio fratello a Bruxelles ho trascorso la maggior parte di una giornata da sola perché lui doveva lavorare per forza, quindi io da brava turista sono uscita con indirizzo da raggiungere e un ombrello. Ero indecisa se rimanere a casa a leggere uno dei 30 libri che aspettano fiduciosi nel mio Kindle, oppure uscire nonostante la pioggia che odio, e quella naturale ritrosia a muoversi in un paese straniero. Ho scelto la seconda.

La cosa bella di camminare senza nessuna fretta è che quando sei per strada guardi tutto, io ad esempio sbircio dalle finestre e leggo i nomi dei citofoni. In Belgio il concetto di serranda è sconosciuto, quindi capita molto spesso di ritrovarsi una di quelle finestre altezza strada, con i davanzali con qualche orchidea che spunta dalla tenda, e un mondo diverso dal nostro ma in fondo sempre uguale.

Ad un certo punto ha iniziato a piovere, cosa abbastanza probabile lì, ed io da brava ragazza ho tirato fuori il mio ombrello continuando a camminare. Fino a che sono arrivata davanti ad una scuola, con un immenso cortile pieno di sabbia, giochi di legno e bambini bagnati. Le maestre parlavano in un angolo ed i bambini giocavano sotto la pioggia, incuranti dei capelli che si iniziavano a bagnare o delle sciarpe legate in modo lento. Stavano semplicemente giocando, abituati a non spaventarsi alla prima pioggia della giornata. Sono stata un attimo ad osservarli ed è stato curioso vedere come tutto cambia in base al nostro punto di vista.

I miei figli non starebbero mai a giocare sotto la pioggia, mi sono detta, e poi ho pensato che nulla si può dire perché tutto può cambiare. La cosa meravigliosa della vita è che l’unica cosa che cristallizza tutto è la morte, quindi fin quando avremo respiro in corpo tutto può essere modificato e smussato, a volte con dolorose decisioni, altre volte con bellissime cambi di prospettiva. È inutile dirvi che ho chiuso il mio ombrello proseguendo la mia strada. Mi sono un po’ bagnata, lo ammetto, ma ho provato una strana sensazione di libertà dalle mie abitudini.

Non vi faccio una cronistoria dettagliata, ma ho anche mangiato da sola, cosa che odio ma che ho scoperto che non mi uccide, ho comprato una cosa facendo una figuraccia in un negozio, ma sono sopravvissuta anche a questo, sono stata chiusa da starbacks un’ora mentre fuori scrosciava la pioggia dopo non aver sentito il tizio che storpiava il mio nome.

Odiavo la pioggia, ma con il tempo ho imparato a conviverci. Mi annoia stirare, ma in fondo quando lo faccio se ci abbino un po’ di tv la noia passa in secondo piano. Le cose nuove mi spaventano ma le aspetto con l’animo dei bambini davanti ai giochi.

Pensavo tante cose su cui poi ho cambiato idea.