Attese e ospedali

hospital-maternity-ward-hallwa-237320-mCi sta questo ragazzo nella stessa camera di ospedale di mio padre, si è accorto per caso di avere un tumore nel palato, così in maniera del tutto fortuita. Una roba che se non te ne accorgi manco hai tempo di salutare tutti quelli che conosci. E’ stato operato e pare sia andata bene. Io l’ho visto solo una volta perché è arrivato da poco, quel tanto che basta per continuare a pensarci per un bel po’. La vita in ospedale è strana, si respira dolore ma è come se ci si abituasse, vedi la gente piangere ma anche tantissimi sorrisi.

Mi fa sempre uno strano effetto entrarci, quell’odore di pulito, di malattie, di paura mi terrorizza ma in parte mi tranquillizza. Ovviamente non nel senso che sono felice che esista il dolore o la malattia, ma perché vedere come tante persone hanno la forza incredibile di sopportare tutto mi rafforza. E poi mi fa sentire fortunata, di quello che ho avuto fin’ora, che è molto di più di quello che speravo di avere alla mia età. A volte mi fermo a riflettere su quante cose in più avrei potuto fare, su quanto tempo perdo ogni giorno, sulla mia quasi inesistente organizzazione mentale. Sono quella che ha mille progetti, ma fatica a portarli a termine. Non sono le idee, immagino sia il coraggio a mancare. Il coraggio di credere che sia possibile, o semplicemente che lo sia per me.

La vita sorprende sempre, tanti piccoli frammenti di attese, fugaci attimi di gioia, giornate fatte di piccoli passi e minuti interminabili. In quei corridoi tutto sembra andare di corsa, ma al contempo piano, con quegli orari scanditi, quei letti ordinati, quei camici immacolati. Vedi questi medici che salvano vite, che a me sembra una cosa di un’immensità spaventosa, che io avrei quasi fatica a sopportare sinceramente. E poi vedi la gente, tutti nei loro pigiami comprati per l’occasione, tutti pieni di speranza, come se la fine non appartenesse a nessuno di loro.

In fondo mi piace, girare per i piani, è come se mi riconciliassi con la mia paura che la felicità deve finire, che tutto avrà una fine prima di quello che voglio, una di quelle paure che ti assalgono ancora di più quando diventi genitore, e il tuo più grande sogno è seguire quanta più vita possibile dei tuoi figli.  Me ne sto lì a fare “people watching”, a pensare quanto sia inutile perdere tempo in cazzate, ma anche estremamente bello.

Diciamolo, è una figata potersi arrabbiare perché il vicino non sa parcheggiare la sua macchina abbastanza distante dalla nostra, o se si è obbligati a fare i gentili per mera convivenza civile. Vivere è una figata, con tutte le arrabbiature, i ritardi, le preoccupazioni che la vita ci riserva. Vivere è fantastico, ed ogni tanto una bella passeggiata nelle corsie di un ospedale andrebbe fatta.