Convivere con una malattia

papà 2

Sono cresciuta con un padre malato, sono 29 anni che ci convive e che lo facciamo tutti quanti.

Si è ammalato giovane, di una rara malattia del sangue quando avevo 6 anni, ed io me lo ricordo come fosse ieri quel giorno in cui si è sentito male ed è tornato a casa. Ovviamente non sapevo nulla allora, ero solo una bambina, ma lo ricordo a letto, la stanza al buio e tutto intorno un’atmosfera di sconforto. La vita di una famiglia cambia con una malattia, è inutile negarlo, ma capita anche che la malattia faccia diventare persone migliori. Mio padre è la persona migliore che conosco, e quella che più di tutte ama la vita, che non si scoraggia mai, anche davanti a prove difficilissime. 

Non esiste una giustizia, non esistono lagne e pianti con il potere di guarigione, esiste solo la volontà di trarre forza da una cosa che ci fa star male. Dopo il primo sconforto bisogna dire a noi stessi che abbiamo la forza di combattere, che magari non riusciremo a sconfiggere nulla, ma almeno impareremo a conviverci. Sbattere i pugni e gridare al cielo “perché a me?” non serve a nulla, anche perché la risposta potrebbe essere “perché non a te?”. La verità è che la vita che noi desideriamo non esiste, non possiamo decidere tutto, quello che però possiamo fare è decidere come vivere le cose che arriveranno, sfidare il dolore, la malinconia, la paura della morte con l’amore per la vita.

Possiamo trarre forza dalle difficoltà, usarle per vivere al massimo, sorridere di più ad ogni minima gioia, vedere la felicità anche in una passeggiata sotto il sole, individuare subito le cose importanti, eliminare dalla nostra vita le persone negative. La malattia e le difficoltà ci mettono a dura prova, ma noi possiamo usarle ed aggrapparci a loro per fortificarci, possiamo mandare al diavolo le lacrime e ridere ancora più forte, per sovrastare la voglia di piangere. Non so se esistano persona con più forza di altre, so però che esistono quelle che guardano avanti, sempre e comunque.