Passando dalla scogliera

scogli di africo

Mia nonna abitava a 20 km da casa nostra, e spesso la domenica andavamo a trovarla, magari portando la pasta al forno legata con una tovaglia, e sperando che mia nonna facesse le sue crocchette di patate. La strada per arrivare da lei costeggiava il mare e capitava sempre che tornassimo con il buio e  con la luna. Ci sta questo punto tra Bovalino e Brancaleone in cui si passa accanto ad una bellissima scogliera, con la luna riflessa nel mare Jonio, e mio padre spesso guardava il cielo e mi chiedeva “cosa pensi quando guardi la luna?”. Sono queste le domande che io non sopportavo, perché spesso non sapevo cosa dire. Ora saprei cosa dire, ma magari non lo farei per quella specie di vergogna che si prova per i nostri pensieri più profondi, come se fossero inutili o superficiali. E poi non posso più farlo perché  mia nonna ci ha lasciato, e noi la sera da casa sua non ci torniamo più insieme.

Ogni volta che passo da quella scogliera, non importa se con i miei genitori, o con la mia famiglia, guardo quel cielo e ripenso alle cose non dette, ai pensieri nati ma taciuti, a quante volte la luna ci ha osservato passare, magari con noi figli addormentati nei sedili dietro, dopo una giornata passata fuori. Io non so se tutti provano l’attaccamento viscerale che ho io con la mia terra e  il mio mare, sentimento che cresce ogni anno di più, specialmente quando manco da tanto. Non so se tutti sentono identità e appartenenza a quelle spiagge, quei colori, quei profumi e quelle onde.

Io so che ripenso spesso a quelle acque blu notte, con la luna bellissima riflessa, e ripenso a quegli attimi di normalità che sono ormai passati ma impressi a fuoco nella mia mente, ed ora a quella domanda saprei cosa rispondere, dicendo solo “mi rende felice”.